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C’erano una volta i diritti!

C’erano una volta i diritti!

 

La fase che sta vivendo la scuola italiana in questa infausta contingenza politico – economica non è sicuramente motivante per i suoi docenti, grazie ai quali il sistema formativo si è dignitosamente retto, illuminatamente innovato e dai quali responsabilmente è stato salvaguardato. Non si può dire che il governo Renzi rappresenti per la scuola italiana un’inversione di rotta, anzi è in assoluta sintonia con i precedenti governi che l’hanno inquadrata come fonte preziosa di risparmio e non come spazio di investimento per far crescere il nostro Paese. Per tale ragione è etico e professionale non restare inerti davanti alla gragnola di provvedimenti accomodanti e pseudoriforme che meccanicamente in questi ultimi anni si sono sciaguratamente rovesciati sulla scuola, generando in qualche caso irreversibili danni e ledendo, nella violazione di leggi e di contratti, i diritti  di chi si è sobbarcato all’onere di contribuire ad evitare il degrado di un’istituzione vitale per la società.

Prova schiacciante di questo trend negativo, che sembra non volersi arrestare, quasi come un karma, davanti a nessuna ragione logica e utilitaristica, è il calderone di velleità, di qualche apprezzabile  proposito, di molta confusione e di parecchie carenze noto come La buona scuola, che, come dice qualcuno, di buono possiede solo il nome. Certamente operazione più fedele alla politica economica di questo esecutivo non poteva essere effettuata, se consideriamo che nel documento governativo non si ritrova l’ombra di un vero investimento finanziario per la scuola, ma piuttosto un bieco e vantaggioso (per le casse dello Stato) trasferimento di risorse da tutta la classe docente ad una circoscritta parte di essa, ottenuto attraverso l’eliminazione degli scatti di anzianità e la truffaldina introduzione dei cosiddetti scatti di competenza. Senza parlare della graduale eliminazione delle supplenze, della formazione obbligatoria e della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici!

 E’ lecito domandarsi:  è  “buona” una scuola che si pone come solitaria macrofinalià quella di formare buoni cittadini che abbiano i mezzi, le conoscenze e le competenze per vivere da protagonisti il mondo del lavoro e non una scuola che educhi all’esercizio dello spirito critico  e che formi la coscienza civile? Ancora una volta un nuovo esecutivo, che poteva cogliere l’occasione storica di cambiare strutturalmente il sistema scolastico italiano e restituire ai suoi docenti quella dignità morale e materiale ci cui immotivatamente da troppo tempo sono stati depauperati, ha preferito indossare  la maschera del gattopardismo, contrabbandando un’oscurantista controriforma, dettata da ragioni lapalissianamente estranee alla scuola,  come incisiva riforma epocale.

La Gilda degli insegnanti di Milano chiama tutti i docenti alla mobilitazione e all’unità e li  invita alla partecipazione alla manifestazione di domenica 23 novembre a Firenze per esprimere vigorosamente il dissenso verso un progetto che tradisce la visione della Scuola come un servizio da gestire con criteri aziendalistici. 

 

Gilda degli insegnanti - Milano

 

 

Milano, 31 ottobre 2014.

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